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"Consoli voleva riprendersi Veneto Banca": i media ricevono in tempo reale sentenza della Cassazione e "stralciano" intercettazione a dirigente non indagato che in Banca non c'era da sette mesi. E ne fanno il nome!

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Sabato 15 Aprile 2017 alle 20:13 | 0 commenti

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«Anche dopo che il fondo Atlante aveva acquisito il controllo della banca, dopo un anno dal suo allontanamento e nonostante si trovasse agli arresti domiciliari con l'accusa di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza della Banca d'Italia e di Consob, Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato e poi direttore generale, stava progettando di riprendersi il controllo di Veneto Banca. Dopo il suo allontanamento avrebbe continuato a "gestire" un gruppo di dirigenti a lui fedeli. Lo scrive, nero su bianco, la Cassazione, nelle motivazioni depositate giovedì in cui spiega perchè lo scorso 16 dicembre ha confermato il mantenimento degli arresti domiciliari scattati ad agosto a carico di Consoli, in relazione alla sussistenza del rischio di reiterazione dei reati e di inquinamento probatorio»: così scrive oggi su Il Sole 24 Ore Katy Mandurino dopo la sentenza ricevuta in tempo reale.

Le motivazioni della sentenza

- sono state, infatti, depositate giovedì 13 aprile

- si sono propagate via fibra a più di 100 MB dal serio e generalmente impenetrabile Palazzaccio (il nome "popolare" del Palazzo di giustizia, nella foto), sede romana a Piazza Cavour della, questa volta, distratta Cassazione

- sono arrivate subito, oltre che, immaginiamo, al diretto interessato, là dove dovevano... essere conosciute alla velocità della luce (giornali, Banca d'Italia, Veneto Banca?)

- hanno indotto ieri stesso i direttori a chiedere articoli a solerti colleghi o questi, autori di uno scoop in... compagnia di altri, le hanno mostrate ai direttori che hanno subito detto "yessa" a pezzi e firma

- sono piombate in real time anche su Il Giornale di Vicenza, da sempre "attento" alle possibili malefatte di Consoli che avrebbe agito sempre con dolo a differenza del sempre "amato" Gianni Zonin e dove generano un articolo pubblicato senza la firma (e, quindi, sotto la totale responsabilità del direttore scelto da Confidustria Vicenza guidata dagli eredi degli indagati, per BPVi, Giuseppe Zigliotto e Roberto Zuccato) ma "solo" con la città da cui sarebbe partita la "corrispondenza", solo giornalistica?, cioè Montebelluna, sede proprio della banca oggi gestita, sulla carta, da Cristiano Carrus

- si sono focalizzate su una "prova", che speriamo non sia l'unica, riportata ovunque urbi et orbi, in base alla quale, come scrive e firma, K.M. «con il suo verdetto, la Suprema Corte ha condiviso le osservazioni contenute nell'ordinanza del tribunale del riesame di Roma che lo scorso 5 settembre aveva convalidato i domiciliari per l'ex ad. Scrive la Cassazione che Consoli ha potuto fare affidamento "su di una serie di soggetti a lui fedeli all'interno del management della banca, tanto da decidere, quando ormai il fondo Atlante aveva preso il controllo dell'istituto ed era imminente la convocazione per l'8 agosto 2016 dell'assemblea destinata alla nomina del nuovo board, di reagire alla decisione del nuovo vertice di procedere alla "epurazione totale dei consoliani", progettando, nel corso della conversazione intercettata del 28 luglio 2016, con il dirigente De Fonzo, di riprendere il controllo di Veneto Banca". Ciò che dice la Cassazione conferma le "interferenze" rilevate anche dalla Procura di Roma, che sostiene come nella primavera del 2016 «Consoli si è molto adoperato nel sostegno della lista "Ambrosini", attraverso sollecitazioni personali e telefoniche (non sempre amichevoli), l'organizzazione di riunioni e l'azione di coordinamento di ex dipendenti della banca tra cui De Fonzo».

Tutto bene e tutto chiaro ma...

Il dirigente in questione, Riccardo De Fonzo, era responsabile del marketing e della comunicazione, materie notoriamente molto legate alla "finanza", non è più in Veneto Banca dal 4 dicembre 2015 e la sua intercettazione, del 28 luglio 2016, è di sette mesi successiva alla sua uscita dalla banca...

Senza entrare nel merito dei mega poteri telepatici di Consoli e De Fonzo nel pilotare da fuori chi non c'era più con Atlante e i suoi uomini sulla tolda di comando, e confidando nel lavoro della magistratura romana e della Cassazione, che, almeno dei provedimenti verso i presunti responsabili li ha presi e per tempo, mentre a Vicenza aspettaimo maggio 2017 come promesso un anno fa da Antonino Cappelleri, ci chiediamo come sia possibile, e deontologico, fare il nome di un "non indagato" come Riccardo De Fonzo per intercettazioni fatte sulla linea dell'indagato Consoli senza precisare la sua uscita da Veneto banca e le sue funzioni da "ex dirigente" e non da "dirigente" in ciò facendo intendere ai lettori che anche lui sia alcentro dell'inchiesta, cosa falsa con danni per lui e per la verità che qualcuno evidentemente vuole indirizzare lungo canali più graditi al sistema.

Noi abbiamo la fortuna di conoscere personalmente (e, per essere trasparenti, di stimare) Riccardo De Fonzo e, perciò, possiamo scrivere con assoluta certezza  le funzioni marketing e le date, non evidenziate dai nostri colleghi distratti, del suo rapporto con la banca di Montebelluna, da cui, se leggiamo la città d'origine della corrispondenza del GdV, sembrerebbero "fuoriuscire" le motivazioni della sentenza. Perchè da lì o da altrove sono uscite in tempo reale le motivazioni della sentenza?

Mah, vedremo.

Però noi qualche idea ce la siamo fatta e una, forse non l'unica tra mandanti ed esecutori, ve l'abbiamo appena scritta.

Ma oltre all'dea, ho una certezza e parlo al singolare come testimone e vittima diretta visto che iniziò una bruttissima indagine su di me tra il 2008 e il 2009 (un giorno ne racconterò i dettagli se banche, fondazione Roi, formazione regionale, sitema Galan - Sartori, Ospedale di Santorso, Marlane Marzotto e chi più ne a più ne metta ce ne lasceranno il tempo...).

Ebbene anche io fui intercettato e, quando lo seppi dai verbali fatti dagli "intercettatori", lessi che "non avevano ascoltato nulla di compromettente perchè evidemente ero stato messo sul chi vive...".

Insomma sarei stato un antesignano dei manager della Consip avvisati da Lotti e non semplicemnte un innocente che nulla poteva dire di sospettabile perchè nulla aveva da nascondere... 

Caro Riccardo te lo dico anche per iscritto, a scanso di errori nelle trascrizioni di quanto ti ho anticipato al telefono, questa è l'Italia e, perciò, siamo preoccupati, io e te con pochi altri, che la Cupola mai ci farà sapere cosa ha fatto e chi la copre.

Il perchè, però, lo possiamo immaginare anche senza leggere le motivazioni arrivate al semplice clic di un telecomando alle redazioni, a Banca d'Italia e a Veneto Banca? 


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