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Veneto Banca, CorVeneto: Mion nelle assemblee BPVi, Lanza in tour tra soci e sindaci e in 15 giorni il piano per i casi sociali

Di Rassegna Stampa Domenica 19 Febbraio 2017 alle 11:00 | 0 commenti

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Un piano d'incontri con i soci, da moltiplicare con l'aiuto dei sindaci, con cui parlerà nel vertice convocato giovedì dal sindaco di Montebelluna, Marzio Favero. E subito dopo un'altra iniziativa: «Ho chiesto alla neo-consigliera Paola Pierri, che ha grandi esperienze sia di banca che di filantropia, di costruire il progetto per usare i 30 milioni destinati ai soci socialmente disagiati. In tempi rapidissimi: un paio di settimane». Massimo Lanza, presidente di Veneto Banca, fa partire l'offensiva finale sui rimborsi ai soci per le azioni azzerate. Il conto alla rovescia è inesorabile, alla scadenza delle adesioni, il 15 marzo, mancano venti giorni. Inutile chiedergli delle perdite del bilancio 2016 o dell'esito dell'ispezione Bce sui crediti chiusasi la scorsa settimana («sintonia perfetta tra banca e team ispettivo: attendiamo la relazione»).

O dell'aumento di capitale, che si vuole proiettato verso i 5 miliardi: «Questioni dell'Ad Cristiano Carrus. Numeri non ne posso dare: faccio il presidente». Lanza si ritaglia invece un ruolo di primo piano nella fase finale dell'offerta ai soci. «Quante persone voglio incontrare? Il più possibile. Ho cancellato tutti gli impegni. Si discute dell'aumento di capitale, della fusione, dell'ingresso dello Stato. Ma il successo dell'offerta di transazione è il primo passo fondamentale».

Avete un programma definito di incontri?

«Li stiamo allestendo. Partendo da giovedì. Chiederò ai sindaci una mano nel farci incontrare i soci: credo moltissimo nell'idea di una comunità e dei suoi rappresentanti».

Il presidente di Bpvi Gianni Mion si è speso molto nelle assemblee con i soci, da Vicenza a Prato. Voi non avete messo fuori il naso.

«Abbiamo fatto cose meno vistose, incontri più ristretti».

E che clima ha trovato?

«All'inizio furibondo, poi molto più sereno. E a volte, com'è successo di recente a Borso del Grappa, alla fine quasi non ti fanno andar via. Trovo che quando ci si spiega, si mostra che non abbiamo legami col passato la gente capisce. E ci dice: fate giustizia».

Raggiungerete l'obiettivo dell'80% di adesioni?

«Conto che ce la faremo. Pur se è difficile fare proiezioni, visto che un'iniziativa cosi non si era mai vista. Lo si dovrebbe apprezzare di più: nessuno obbligava Atlante a sborsare 600 milioni, bruciando gli ultimi fondi a disposizione».

Ci si chiede se l'offerta verrà chiusa, se poi entrerà lo Stato. Ha senso per una banca di mercato che deve disinnescare le cause. Ma con lo Stato, che non fallisce, la prospettiva cambia.

«Domanda ragionevole. Noi riteniamo che sia un passaggio fondamentale per costruire una nuova banca».

Quindi con l'80% confermate i rimborsi, qualsiasi sia la piega che prenderà la ricapitalizzazione?

«Per soddisfare l'offerta abbiamo chiesto soldi all'azionista, che ce li ha dati. Trovo serissimo quel che ha fatto Atlante: non ha fatto promesse, ha messo soldi veri. Ci siamo presi un impegno e lo manteniamo. Ma io aderirei soprattutto per mettere la banca nelle condizioni di ripartire».

Resta poi l'iniziativa per i soci in condizioni di disagio.

«Complicata: incrocia problemi di privacy e di valutazione dello stato di bisogno. Senza precedenti da riprendere. Ma la consigliera Pierri è la persona giusta. Le ho chiesto un progetto a brevissimo: abbiamo bisogno di fare molto in fretta. Vorrei una forte collaborazione con le associazioni dei consumatori e le Fondazioni Veneto Banca e Intra».

Si dice che stiate lavorando sul warrant. Pensate ad annunci in tempi rapidi, anche per trainare l'offerta ai soci?

«Il warrant è complesso. Ma so che tutti lo vogliono».

Diceva che i soci chiedono giustizia. L'azione di responsabilità è uscita dai radar.

«Per farne una che non crolli serve un lavoro attento. Penso si potrà partire con la causa tra maggio e giugno».

Una critica che vi si fa è che, con quanto successo, basarla solo sui crediti è poca cosa.

«Da qualche parte bisogna partire. E di sicuro aggiungeremo tutto il possibile».

La fusione porterà esuberi. Si temono licenziamenti.

«Posso dire che come consiglio ci siamo impegnati a procedere nel modo più indolore possibile».

Nella fusione, Veneto Banca pare vittima sacrificale in un piano trainato da Vicenza. Dove sta Fabrizio Viola.

«Non è così. Viola è presidente del comitato strategico di Veneto Banca. E insieme a Carrus stanno lavorando a una fusione equilibrata».

Non si sente più parlare della sobrietà a cui teneva molto il suo predecessore Beniamino Anselmi.

«Sa, a me predicare... Preferisco fare. Giro in treno e in metropolitana, a noi sembra di esser sobri. Ha avuto esempi contrari?».

Ho sentito critiche sullo stipendio di 450 mila euro in Bim del consigliere con deleghe Giorgio Girelli.

«È un amministratore delegato. Non si chiama così solo perché stiamo cambiando lo statuto che non lo prevedeva. Quanto prende l'Ad di Banca Generali?».

Che non perde 90 milioni di euro, però.

«Per questo dovrebbe esser pagato di più quello di Bim...».

Magari quando avrà portato a casa i risultati.

«È un compito difficile. Vada a prendere lo stipendio-base: è molto ragionevole, onestamente».

di Federico Nicoletti, da Il Corriere del Veneto


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