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Superstrada Pedemontana Veneta e le 13 osservazioni della Corte dei Conti, l'intervista esclusiva a Massimo Follesa: le irregolarità e i costi esplosi fanno temere un caso e un buco come quelli di BPVi e Veneto Banca

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile) Sabato 13 Maggio 2017 alle 22:20 | 0 commenti

Pubblicato l'11 maggio alle 2016, aggiornato il 13 alle 22.20. Oggi vi proponiamo un'intervista video esclusiva all'architetto Massimo Follesa, storico portavoce del CoVePA (Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa), sulla sua presa di posizione dell'11 maggio sulle dure osservazioni della Corte dei Conti sullo stato di avanzamento della Superstrada Pedemontana Veneta. Nell'intervista abbiamo iniziato ripercorrendo, a beneficio di chi non conosce in dettaglio la genesi del caso, le varie tappe della travagliatissima opera viaria nata all'epoca di Giancarlo Galan per poi valutare con Follesa le conseguenze di errori di previsione e conclamati "favori" al privato, ulteriormente sottolineati a Luca Zaia il 10 maggio scorso anche dalla Corte dei Conti.

Se il completamento della SPV non verrà "avocata" dallo Stato, scelta che il portavoce del CoVePa abbraccia come unica soluzione ormai percorribile, questi costi saranno pagati, comunque, dal pubblico, ma più direttamente proprio dai cittadini veneti sui quali calerà una nuova tassa non certo solo per un anno ma molto più duratura visto che, come  ha scritto Giorgio Meletti su Il Fatto Quotidiano, il buco che causerà la SVP eguaglierà quello causato dai flop della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca.

Il (CoVePA) l'11 maggio ci aveva, tra l'altro, inviato una nota, che di sotto abbiamo subito pubblichiamo per esteso, sulla decisione con cui il 10 maggio 2017 il magistrato istruttore dottor Antonio Mezzera ha firmato una nuovo e clamoroso dispositivo relativo all'ispezione sulla Superstrada Pedemontana Veneta (SPV) che la Corte dei Conti intende proseguire visto che emergono ancora gravi inadempienze, sottolineate nelle nuove 13 richieste inviate alle amministrazioni coinvolte e sulle quali abbiamo già pubblicato alcune prese di posizione.

«Il dottor Mezzera - aveva detto Follesa - non solo promuove una nuova riunione sul tema e nuovi contributi entro il 30 giugno 2017 ma ritengo che segni il reale stato esplosivo della SPV secondo la soluzione Zaia. Emerge profonda e inaccettabile l'insufficienza della Zaiatax e dei magheggi della giunta".

"Stando alle domande della Corte dei Conti - prosegue Follesa -, la scialuppa trovata dai super avvocati di Luca, è lontana dalle acque tranquille di un porto, anzi sarebbe in piena tempesta perfetta. Mezzera imputa l'ipotesi di violazione di precise norme alla Giunta del Veneto e agli altri: nulla è giunto alla Corte dei Conti, nei sei mesi imposti dalla legge. Questo è ancora più grave poiché si starebbe muovendo nelle ipotesi di danno erariale a carico si specifici soggetti nell'ambito del procedimento di SPV».
Matilde Cortese, portavoce bassanese del CoVePA, rincara la dose asserendo che «Mezzera firma 13 punti pesantissimi, capaci di mettere la pietra tombale sull'aggiudicazione dei bond della SIS dei salernitano-piemontesi. Va infatti tenuto presente che solo semestralmente questi vengono aggiudicati. Dopo la mancanza di adesione al bando di Regione Veneto, per il prestito ponte da parte degli istituti di credito privati nazionali, la prossima asta dei bond appare uno scoglio insuperabile anche se si dovessero appoggiare alla CDP».
Il dott. Elvio Gatto portavoce trevigiano entra nel dettaglio: «Valga per tutti il punto 4 dei rilievi di Mezzera, secondo il quale la soluzione di Zaia sostenuta dalla LegaNord in consiglio regionale, produrrebbe un esborso in conto esercizio di oltre 7 miliardi e trasformerebbe il contratto in modo da violare i principi comunitari vigenti».
Follesa conclude che «non è solo una notizia bomba, ma è un chiaro avviso che gli atti di Zaia devono ancora passare al vaglio della magistratura contabile, la quale riterrebbe una aperta violazione delle norme amministrative quanto preventivato dai comunicati della Regione Veneto, con conseguenze sul piano erariale, amministrativo e penale ovviamente. Ecco dunque la ragione per cui Zaia ha abbandonato gli ingegneri e si è circondato di avvocati».
La tomba alla soluzione Zaia viene poi completata dai restanti rilievi che qui vale la pena di sintetizzare: sono da richiamare le censure sulla precedente gestione commissariale che non ha saputo rescindere il contratto e riscuotere la fidejussione, cosa annunciata e mai attuata in mancanza di closing finanziario con un concessionario inadempiente e non bancabile. Non di minore importanza è la stroncatura al punto 1 dello sbilanciamento del partnernariato pubblico-privato tutto a favore del concessionario che ha portato all'applicazione conseguente dell'addizionale irpef.
Infine vanno sottolineati il 5, dove si emerge la perdurante incompletezza del finanziamento rispetto alla mole delle opere complementari, e il 10 dove la mancanza delle verifiche ambientali da parte del Ministero dell'Ambiente e della Commissione Nazionale porterebbero ad affermare che la Pedemontana Veneta non abbia tutte le autorizzazioni in regola secondo le norme italiane e le direttive comunitarie. Tanto che il coordinamento si spinge ad affermare che gli espropriati, citati ampiamente nella relazione, avrebbero il titolo di trattare i cantieri di SPV come quelli di un abuso edilizio.
Matilde Cortese, Massimo Follesa e Elvio Gatto portavoce CoVePA


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